Windows in calo: in tre anni persi 400 milioni di utenti

Windows di Microsoft

Microsoft ha comunicato in un post sul proprio blog che i dispositivi Windows attivi hanno superato la soglia di un miliardo. A prima vista la cifra appare rassicurante, eppure il confronto con i 1,4 miliardi annunciati nel 2022 racconta un arretramento: 400 milioni di macchine in meno in soli tre anni. Un campanello che risuona forte in un segmento dove la concorrenza non resta a guardare.

Il numero che preoccupa Redmond

Le parole dell’azienda parlano di una piattaforma aperta e flessibile, capace di collegare persone e idee attraverso ogni PC Windows usato quotidianamente. Una lettura più attenta rivela però che quel miliardo di dispositivi rappresenta un declino tangibile rispetto al recente passato.

Secondo StatCounter, nell’ultimo decennio la platea globale di Windows si è ridotta di circa il 15 %. Parallelamente, la quota persa si è distribuita su sistemi differenti, segno che l’ecosistema non è più l’unica strada percorribile per chi ha bisogno di un computer.

Perché gli utenti voltano pagina

La fine del supporto esteso a Windows 10, fissata per ottobre 2025, spinge molti a pensionare PC non più in linea con i requisiti attuali, senza sostituirli subito. L’autonomia garantita da smartphone e tablet nelle attività quotidiane rende meno urgente comprare un nuovo notebook.

Chi decide di restare su desktop o laptop valuta alternative ora più mature: macOS offre integrazione serrata con i dispositivi Apple, mentre ChromeOS guadagna terreno grazie a costi contenuti e aggiornamenti rapidi. In questo contesto, Windows risulta meno attraente a chi desidera un’esperienza priva di complicazioni.

Copilot+, pubblicità e un’esperienza sempre più spezzata

Nel 2024 Microsoft ha presentato i PC Copilot+, modelli basati su Windows 11 dotati di funzioni IA progettate per stimolare gli acquisti hardware. L’entusiasmo generato in fase di annuncio, però, non si è tradotto in vendite rilevanti e la novità non ha influenzato in modo percepibile la base installata.

Altra questione che pesa sulla reputazione di Windows 11 è la crescente presenza di messaggi promozionali: annunci per servizi Microsoft compaiono nella schermata di blocco, nel menu Start, nella ricerca e perfino tra le impostazioni. Sebbene spesso disattivabili, queste proposte rafforzano la sensazione di un sistema concentrato più sulla monetizzazione che sull’usabilità.

A completare il quadro c’è l’obbligo di usare un account online durante la prima configurazione. Nessun altro sistema desktop o mobile impone un vincolo simile, e ciò alimenta l’idea di un controllo invasivo sui dati personali.

Guardando avanti, Windows 11 continua a guadagnare peso all’interno della galassia Windows e dovrebbe superare Windows 10 come versione più diffusa nel corso del 2026. Resta tuttavia improbabile che tocchi i picchi di popolarità del predecessore: chi ha conosciuto alternative snelle e rispettose della privacy potrebbe scegliere di restare altrove, salvo cambi di rotta decisi da parte di Microsoft.

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