Dinosauri non aviani: estinzione in soli nove mesi, svelato il motivo

dinosauro

Sessantasei milioni di anni fa, un gigantesco bolide squarciò l’atmosfera terrestre, raggiungendo il suolo con l’energia di miliardi di bombe atomiche. Il corpo celeste, largo 12 chilometri, scavò il cratere Chicxulub nella penisola dello Yucatán e innescò un domino di eventi che avrebbe riscritto la storia della vita.

Nei mesi successivi, un buio quasi totale calò sul pianeta: la fuliggine liberata dagli incendi globali formò coltri impenetrabili che soffocarono la luce solare. In quell’oscurità, la temperatura crollò e la fotosintesi si spense, trascinando gli ecosistemi verso il tracollo.

Oscurità planetaria prolungata

La collisione sollevò nell’aria chilometri cubi di polveri e fuliggine sospesa, creando un vero inverno atmosferico. Queste particelle, diffuse dai venti, bloccarono il 90% della radiazione luminosa.

Per circa 150 giorni, sei mesi senza luce, la Terra visse in una notte quasi perenne. Le piante cessarono di produrre energia, privando gli erbivori – e, a cascata, i carnivori – di ogni risorsa.

Sotto quel manto opaco, la catena alimentare spezzata lasciò praterie, foreste e oceani senza ossigeno fresco; i corpi di innumerevoli creature finirono sui fondali, accumulandosi in strati spessi di materia organica in decomposizione.

Estinzioni a ritmo accelerato

Entro nove mesi dalla collisione, si consumò un crollo biologico lampo: le stime parlano della scomparsa di tre quarti delle specie esistenti, compresi i dinosauri non aviari.

Quando il Sole tornò a filtrare tra le nubi, gli ecosistemi restarono ecosistemi compromessi. Le popolazioni superstiti trovarono habitat devastati, con suoli erosi e catene trofiche prive dei tradizionali punti di appoggio.

Nelle settimane seguenti, piogge acide devastanti – innescate dall’acido solforico proveniente dall’evento – alterarono la chimica degli oceani, compromettendo coralli e plancton e aggravando l’emergenza biologica.

Indizi nascosti nelle rocce

I paleontologi hanno decifrato questa storia analizzando l’archivio fossile: microstrati di polline e resti vegetali mostrano un improvviso azzeramento della fotosintesi, seguito da un lento ritorno alla normalità.

Le stime più accreditate indicano che la crisi portò a perdite comprese tra il 65% e l’81%, percentuali da incubo che ridefinirono l’assetto della biodiversità globale.

Solo dopo quattro decenni, segnala la stratigrafia, la Terra assistette a una lenta rinascita: le prime foreste pioneer tornarono a consolidare il suolo, aprendo la strada agli antenati dei mammiferi moderni.

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