Il MIT ha scoperto 19 sostituti del cemento grazie all’intelligenza artificiale

IA edilizia

La ricerca del Concrete Sustainability Hub del MIT, guidata da Souroush Mahjoubi, ha messo in campo intelligenza artificiale di ultima generazione per scoprire diciannove sostituti ecologici del cemento.

Grazie a un motore di calcolo capace di analizzare oltre un milione di composizioni­, il team ha individuato materiali capaci di ridurre drasticamente le emissioni di CO₂ senza sacrificare resistenza o versatilità.

Un algoritmo che pesa chimica e meccanica

Per ogni candidato, la piattaforma digitale valuta reattività idraulica e pozzolanicità, due indicatori decisivi dell’indurimento e della robustezza nel tempo.

Il sistema, aggiornato costantemente con nuove variabili, raffina la selezione finché le prestazioni non eguagliano (o superano) quelle del legante tradizionale.

A rendere possibile questo processo è un modello che incrocia proprietà atomiche, dati sperimentali e simulazioni. In questo modo, la scelta finale non si basa su ipotesi ma su evidenze numeriche solide, pronte per la fase di test su scala industriale.

Rifiuti ceramici, una risorsa nascosta

Fra i casi più promettenti emerge l’impiego di scarti ceramici: mattoni frantumati, vecchie piastrelle e frammenti di terracotta vengono macinati fino a ottenere polveri reattive. Reinseriti nei mix, questi materiali abbassano l’impronta di carbonio senza richiedere lavorazioni costose o processi ad alta energia.

Mahjoubi ricorda che il calcestruzzo romano, studiato con attenzione dal gruppo di ricerca, sfruttava già inclusioni ceramiche per aumentare impermeabilità e longevità. L’IA, riannodando quello spunto storico, dimostra come il riuso di rifiuti edilizi possa offrire soluzioni immediate e a basso impatto economico.

Verso un’edilizia a basse emissioni

Il progetto non si arresta: l’algoritmo, alimentato da nuovi dati, estende costantemente il proprio orizzonte per valutare un numero crescente di leganti alternativi. Randolph Kirchain, direttore del CSHub e co-autore dello studio, sottolinea che l’integrazione fra scienza dei materiali e data science velocizza la trasformazione del settore verso costruzioni più sostenibili, senza intaccare sicurezza o qualità.

Altrove, gruppi indipendenti sperimentano reti neurali profonde combinate con ottimizzazione a sciame particellare per progettare mix a basso tenore di CO₂. La variabile chiave resta il ritmo di adozione: passare dal laboratorio ai cantieri richiederà coordinamento fra industria, normativa e investimenti mirati.

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