Nel 2024 Huawei aveva convinto numerosi utenti attenti al rapporto qualità-prezzo con Watch Fit 3, uno smartwatch dal prezzo contenuto, autonomia estesa e un aspetto che ricordava da vicino l’Apple Watch.
Ora il produttore orientale rinnova la gamma con due referenze per il 2025: Watch Fit 4, in vendita promozionale da 129 euro, e Watch Fit 4 Pro, che debutta a 279 euro (249 euro fino alla fine di giugno). Il marchio ripropone l’estetica squadrata che strizza l’occhio alle linee di Cupertino ma introduce materiali premium, sensori potenziati e funzionalità destinate a chi pratica sport con costanza.
Design e materiali
L’ispirazione al Watch Ultra di Apple è evidente: cassa geometrica, spalla laterale sporgente, corona dentata con anello rosso e cinturini che richiamano quelli pensati per le attività outdoor. Huawei non nasconde questo tributo, anzi lo utilizza per offrire a chi possiede un iPhone un’alternativa meno onerosa nel prezzo e più generosa nell’autonomia.
Fit 4 Pro pesa soltanto 30 grammi senza cinturino, caratteristica che lo rende quasi impercettibile durante la corsa o mentre si dorme. All’esile struttura corrisponde uno spessore di 9,3 mm – valore che esclude i 3,5 mm aggiuntivi del modulo sensori: una riduzione sensibile rispetto alla versione precedente, nonostante l’adozione del sofisticato sistema TruSense già visto su Watch GT 5.
Sul fronte dei materiali Huawei impiega vetro in zaffiro sintetico per proteggere il display OLED da 1,82 pollici e inserisce una sottile ghiera in titanio a filo con il cristallo, soluzione studiata per ampliare la resistenza agli urti.
Il resto della scocca rimane in alluminio, dettaglio che limita l’incremento di rigidità ma contiene la massa complessiva. Dopo due settimane di utilizzo il vetro risulta ancora privo di graffi, confermando una durezza paragonabile a quanto offerto su prodotti più costosi.
Il pannello raggiunge una luminosità elevata e resta leggibile alla luce diretta; occorre però segnalare che il filtro polarizzatore diagonale può ridurre la visibilità con occhiali da sole dotati di lenti polarizzate, soprattutto se l’orologio è allacciato al polso destro e si pedala in bicicletta.
Un altro elemento estetico che potrebbe dividere è la cornice asimmetrica: i bordi laterali risultano leggermente più sottili di quelli superiore e inferiore, differenza poco percepibile con quadranti scuri ma evidente quando si preferiscono watchface colorate.
Huawei introduce inoltre nuovi quadranti personalizzabili, ciascuno con modalità sempre-attivo dedicata. Con quadrante disattivato l’azienda dichiara in media dieci giorni di autonomia; impostando l’always-on la durata, nella pratica, scende a circa quattro-cinque giorni – comunque superiore a molti concorrenti diretti.
La corona funge da comando di scorrimento tra le schermate e, grazie al contatto metallico sul lato, come elettrodo per l’ECG. La sua posizione a ridosso del vetro favorisce tocchi involontari, inconveniente che invece non interessa il pulsante laterale.
L’orologio è certificato secondo lo standard EN 13319 per accessori da immersione e sopporta fino a 40 metri; Huawei sconsiglia però l’impiego in immersioni tecniche profonde. Dopo attività in acqua salata è opportuno sciacquare il dispositivo sotto acqua corrente.
Sensori e prestazioni sportive

Il salto generazionale più evidente riguarda l’hardware di rilevazione: TruSense integra lettura del battito cardiaco, misurazione dell’ossigenazione sanguigna, stima della rigidità arteriosa, temperatura cutanea (in Italia ancora in attesa di abilitazione) ed elettrocardiogramma mono-traccia.
Durante le prove il sensore ha fornito valori di frequenza cardiaca sovrapponibili a quelli registrati da Apple Watch Ultra e differenze contenute rispetto a una fascia pettorale dedicata. L’ECG richiede una corretta posizione del dito sull’elettrodo; l’orologio segnala eventuali errori durante la procedura.
Fit 4 Pro comunica via Bluetooth con fasce cardio esterne e misuratori di potenza per il ciclismo; i dati della fascia vengono acquisiti dall’orologio solo durante una sessione di allenamento, non in condizioni di riposo.
Il contatore delle discipline raggiunge quota cento, con un’interfaccia chiara che evidenzia metrica principale, grafico di andamento e zone cardio. Il profilo golf, esclusivo del modello Pro, aggiunge mappe offline dei campi e suggerimenti di gioco.
Sul versante navigazione, il Sunflower Positioning System a doppia banda sostituisce il GPS monobanda di Fit 3 e migliora sensibilmente la precisione. Tracce raccolte in bicicletta combaciano con le strade sulle immagini satellitari, e nelle vie strette del centro di Milano lo scostamento rimane minimo, in linea con dispositivi ben più costosi. È possibile importare percorsi GPX o itinerari da Komoot per ottenere indicazioni passo-passo senza connessione dati.
Il monitoraggio del sonno, al contrario, mostra margini di miglioramento: il sistema a volte rileva risvegli inesistenti o assegna punteggi di qualità che non rispecchiano la percezione soggettiva. Per confrontare la bontà dell’algoritmo servirebbero però apparecchiature cliniche basate sulle onde cerebrali, quindi il giudizio resta parziale.
La batteria da 305 mAh – caricata attraverso il connettore magnetico proprietario – regge circa sette giorni con uso moderato, quattro giorni e mezzo con quadrante sempre attivo, chiamate Bluetooth e un’attività sportiva quotidiana. Tempi che, per la fascia di prezzo, si confermano competitivi.
Software, compatibilità e strategia di prezzo

HarmonyOS, cuore degli smartwatch Huawei, assicura un’integrazione ottimale con gli smartphone del marchio; collegato a terminali Android di altri brand o a iPhone emergono invece diverse limitazioni.
I pagamenti contactless, ad esempio, non risultano al momento operativi in Italia nonostante la presenza dell’NFC. Con Android è disponibile una tastiera per rispondere ai messaggi, funzione assente su iOS; l’assistente vocale basato su IA è esclusivo per chi abbina un telefono Huawei.
Su iPhone le notifiche arrivano puntuali, ma le immagini allegate restano fuori dall’anteprima e il trasferimento di brani musicali nello spazio interno richiede procedure meno immediate rispetto a Apple Watch.
Il controllo remoto della fotocamera funziona, ma con restrizioni dovute alle API di iOS. L’Unione Europea ha recentemente imposto a Cupertino l’apertura di alcune interfacce, evoluzione normativa che in futuro potrebbe migliorare l’esperienza sui dispositivi di terze parti.
Per gestire lo smartwatch occorre installare Huawei Health: su Android la si recupera tramite APK dal sito ufficiale o dall’AppGallery, passaggio che potrebbe scoraggiare l’utente meno esperto; su iOS l’app è disponibile sull’App Store, ma rimane comunque condizionata alle politiche più rigide dell’ecosistema Apple.
Passando alla questione economica, Watch Fit 4 conferma il prezzo aggressivo di 129 euro, ora arricchito da schermo più luminoso, altimetro, mappe offline e GPS rinnovato. Nella fascia compresa tra smartband e smartwatch entry level, tale cifra rende difficile trovare concorrenti cross-platform altrettanto completi.
Fit 4 Pro, al contrario, si confronta con modelli di categoria superiore: 279 euro di listino – 249 euro in promozione iniziale – lo collocano vicino a Pixel Watch 2, alle proposte Fitbit più recenti, ai prossimi Amazfit Balance e agli stessi Watch GT di Huawei, che presentano un’estetica più personale.
A cifre simili è persino possibile reperire Apple Watch SE o serie 6-7 di generazione passata, prodotti che vantano un’integrazione perfetta con l’universo iOS e un ecosistema di applicazioni molto più ampio.
Chi privilegia il rapporto tra costo, precisione dei sensori e autonomia troverà nel Fit 4 una soluzione convincente; chi desidera materiali nobili, ECG, golf e design che richiamano il Watch Ultra potrebbe orientarsi sul Fit 4 Pro, consapevole dei compromessi software.


