Negli ultimi due anni molti appassionati hanno criticato Samsung per la scelta di batterie poco capienti nei modelli di fascia alta, specialmente se confrontate con quelle adottate da diversi concorrenti Android che sperimentano già mix di silicio e carbonio.
Il colosso coreano, assieme ad Apple e Google, ha continuato a puntare sui tradizionali accumulatori agli ioni di litio e l’autonomia percepita dagli utenti non sempre è stata entusiasmante. Ora però, alle porte della serie Galaxy S26, qualcosa sembra muoversi: indiscrezioni di filiera parlano di un pacchetto energia completamente riprogettato, basato su un contenitore in acciaio inossidabile sviluppato dal ramo Samsung SDI.
Se confermate, queste informazioni aprirebbero scenari interessanti sia sul fronte prestazioni sia su quello della conformità alle future regole europee relative ai componenti sostituibili.
Perché le batterie attuali non convincono
Gli smartphone top di gamma firmati Samsung hanno spesso dovuto scendere a compromessi tra design sottile e capacità nominale. Molti utenti hanno lamentato autonomie appena sufficienti per coprire una giornata intensa, mentre i produttori cinesi più aggressivi hanno introdotto celle ad alta densità arricchite di silicio, capaci di ricaricarsi in pochi minuti.
Ad aggravare la percezione di stallo, Google e Apple hanno mantenuto filosofie simili, rafforzando l’idea che i grandi marchi siano rimasti un passo indietro rispetto alle realtà emergenti che sperimentano tecnologie d’avanguardia.
Con questa mossa, Samsung punta quindi a colmare il divario e a offrire un accumulatore in grado di sostenere velocità di ricarica migliorate, contenendo al minimo il rigonfiamento dovuto ai cicli termici.
La soluzione SUS CAN di Samsung SDI
Un report pubblicato da The Elec e rilanciato su X da Jukanlosreve riferisce che Samsung SDI avrebbe messo a punto un contenitore metallico soprannominato “SUS CAN”.
Questa struttura, descritta come in acciaio inossidabile, consente di aumentare la densità energetica grazie a pareti più sottili ma rigide, riduce i tempi di ricarica favorendo una migliore dissipazione del calore e limita la deformazione dell’accumulatore nel corso degli anni.
Una configurazione affine è stata individuata da iFixit durante lo smontaggio di iPhone 16 Pro, sebbene il modello Pro Max utilizzi ancora un involucro più tradizionale. Le fonti industriali collegano questa scelta alle normative europee sulle batterie, varate nel 2023, che impongono – entro il 2027 – moduli facilmente estraibili dall’utente finale senza attrezzi specializzati.
Cosa aspettarsi dalla serie Galaxy S26
Per rispettare i nuovi requisiti comunitari, Samsung potrebbe adottare un formato quadrato più rigido, simile a quello che molti ricordano dai feature phone di fine anni 2000, abbandonando gli attuali sacchetti flessibili.
Il ritorno a un alloggiamento modulare comporterebbe inevitabilmente un lieve calo di capacità rispetto alle celle “pouch”, ma l’azienda potrebbe compensare con progressi nelle chimiche dei materiali e un sistema di gestione energetica più efficiente.
Se la gamma Galaxy S26 dovesse davvero debuttare con il contenitore in acciaio, gli utenti avrebbero tra le mani uno smartphone che ricarica più in fretta, mantiene prestazioni stabili nel tempo e soprattutto permette la sostituzione autonoma del pacco batteria, riducendo sprechi e costi di assistenza.
Rimane vivo il desiderio di vedere accumuli al silicio-carbonio, ma il passo verso “SUS CAN” rappresenta comunque un avanzamento tangibile nella strategia energetica di Samsung.
