Olimpiadi Milano Cortina: quanto oro c’è nelle medaglie e quanto valgono davvero

Olimpiadi Invernali 2026 medaglie

Le medaglie che verranno assegnate durante le Olimpiadi invernali 2026 attirano l’attenzione per una caratteristica che le distingue da ogni edizione precedente: il loro valore materiale non ha precedenti. L’aumento del prezzo dei metalli preziosi, registrato negli ultimi due anni, ha trasformato questi simboli della vittoria in oggetti molto più costosi rispetto a quelli consegnati agli atleti nell’evento parigino del 2024.

Dietro la loro forma essenziale si nasconde un peso economico sorprendente, determinato dall’andamento dei mercati e da una lavorazione affidata a una realtà italiana riconosciuta per competenza e precisione.

La crescita del valore dei metalli cambia tutto

L’impennata delle quotazioni di oro e argento ha ridefinito il valore delle medaglie che verranno consegnate ai primi tre classificati. Le analisi diffuse da Cnn, basate sui dati FactSet, mostrano che il prezzo dell’oro è più che raddoppiato, mentre l’argento ha raggiunto livelli tre volte superiori a quelli registrati due anni prima. Questo scenario porta la medaglia destinata ai vincitori a superare i 2.300 dollari, una cifra più che doppia rispetto a quella attribuita agli esemplari della competizione precedente.

Il risultato è evidente anche per i secondi classificati: la medaglia in argento sfiora 1.400 dollari, un valore notevolmente superiore a quello di poco tempo fa.

Gli organizzatori hanno affidato la produzione delle medaglie all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, una realtà interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che dal 1928 si occupa di stampa di sicurezza e conio. La lavorazione rispetta criteri ambientali specifici, con un rivestimento che punta su materiali atossici e su energia ricavata da fonti rinnovabili.

Quanto oro c’è davvero nelle medaglie dei vincitori

Nonostante il valore molto più alto rispetto al passato, la quantità di oro puro nella medaglia destinata ai primi classificati è ridotta. Dei 506 grammi complessivi, soltanto sei grammi sono in oro, mentre il resto è in argento. La tradizione delle medaglie interamente realizzate in oro risale ai Giochi del 1912, disputati a Stoccolma, quando il loro peso si aggirava intorno ai 26 grammi. Rapportando il costo dell’oro dell’epoca al valore attuale, si arriverebbe a una cifra inferiore ai 530 dollari.

A differenza di oro e argento, il bronzo ha un valore decisamente più contenuto. Le medaglie consegnate ai terzi classificati sono composte in prevalenza da rame e raggiungono i 420 grammi, per un valore stimato di poco più di cinque dollari.

La differenza economica tra i tre metalli è evidente, ma non determina il valore collezionistico. Un esperto della casa d’aste Baldwin’s ha spiegato che una medaglia olimpica può raggiungere prezzi molto più elevati, poiché diventa un oggetto legato alla storia personale dell’atleta e all’edizione in cui è stata assegnata.

Un design che vuole raccontare un’unione simbolica

Le medaglie create per i Giochi del 2026 puntano su un’estetica essenziale. La loro forma intende rappresentare l’incontro fra due città, Milano e Cortina, e la forza condivisa che porta un atleta a raggiungere il podio. Le due metà che compongono la struttura visiva suggeriscono un legame tra il percorso individuale e quello di chi sostiene ogni atleta dall’inizio della carriera fino al momento della vittoria.

Questa scelta grafica si presenta come una dichiarazione di intenti: raccontare un percorso fatto di impegno, disciplina e riconoscimento reciproco. La struttura minimale mette in evidenza un messaggio preciso, cioè la volontà di esprimere l’idea di unione che caratterizza sia le Olimpiadi sia le Paralimpiadi. In questa lettura simbolica, la competizione diventa un punto d’incontro, non un elemento di divisione, e il design delle medaglie riflette proprio questo equilibrio.

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