La pressione sul mercato delle memorie potrebbe durare più a lungo rispetto alle attese. Le nuove valutazioni degli analisti indicano che i prezzi continueranno a salire nel corso del 2026 e per gran parte del 2027, sostenuti da una domanda che resta molto superiore alla disponibilità. Il settore dell’intelligenza artificiale rappresenta il principale motore di questa crescita, poiché le aziende hanno bisogno di quantità sempre maggiori di memoria per alimentare infrastrutture e sistemi di calcolo.
Le stime diffuse dagli analisti di Jefferies delineano uno scenario poco favorevole per chi spera in una riduzione rapida dei costi. Il mercato potrebbe raggiungere un nuovo equilibrio tra domanda e offerta soltanto nel 2028, quando l’aumento della capacità produttiva dovrebbe iniziare a produrre effetti concreti. Fino ad allora, i rincari rischiano di interessare una parte importante del settore tecnologico.
I prezzi delle memorie accelerano nella seconda metà del 2026
Le previsioni per il 2026 indicano una crescita particolarmente marcata durante gli ultimi due trimestri dell’anno. Nel terzo trimestre, i prezzi delle memorie potrebbero aumentare tra il 40% e il 50% rispetto ai tre mesi precedenti. Un incremento molto ampio, che conferma quanto il rapporto tra richiesta e disponibilità resti sbilanciato.
Nel quarto trimestre è atteso un altro rialzo, stimato tra il 30% e il 40%. Anche con un ritmo leggermente inferiore rispetto al periodo precedente, il dato continuerebbe a esercitare una forte pressione sui costi. Due aumenti consecutivi di questa portata mostrano come il mercato sia ancora lontano da una fase di stabilizzazione.
Alla base della crescita si trova soprattutto la richiesta proveniente dalle imprese impegnate nello sviluppo dell’AI. La diffusione di nuove infrastrutture dedicate al calcolo avanzato aumenta il fabbisogno di componenti, mentre la produzione disponibile fatica a seguire lo stesso passo. Il risultato è una competizione più intensa per le forniture, con conseguenze dirette sui prezzi.
Le valutazioni di Jefferies rafforzano un quadro già emerso da altre analisi recenti. Le indicazioni raccolte convergono verso una fase prolungata di rincari, senza segnali immediati di inversione. La crescita dei prezzi, quindi, potrebbe accompagnare il mercato per diversi trimestri consecutivi.
Il 2027 potrebbe portare nuovi rincari molto pesanti
Le difficoltà non dovrebbero fermarsi con la fine del 2026. Secondo le stime, nel corso del 2027 i prezzi delle memorie potrebbero registrare un aumento compreso tra il 40% e il 45% su base annua. Si tratterebbe di un altro incremento rilevante, capace di mantenere elevati i costi lungo tutta la filiera tecnologica.
Il dato annuale evidenzia la durata del fenomeno. La crisi dell’offerta non appare legata a una fase breve o a una variazione temporanea della domanda. Il mercato sta attraversando un periodo in cui le necessità delle aziende crescono più velocemente rispetto alla capacità dei produttori di mettere a disposizione nuovi volumi.
Per il comparto tecnologico, questa situazione potrebbe trasformarsi in uno dei principali fattori di pressione durante il prossimo anno e mezzo. Le memorie sono componenti essenziali per numerose categorie di dispositivi e infrastrutture, perciò un aumento prolungato del loro costo può riflettersi su molte aree del settore.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale resta centrale. Le aziende attive in questo ambito continuano a richiedere grandi quantità di memoria, contribuendo a mantenere la domanda su livelli molto elevati. Finché l’offerta non riuscirà ad aumentare in misura sufficiente, il divario tra produzione e necessità del mercato continuerà a sostenere i rincari.
La produzione cinese avrà effetti limitati nel breve periodo
Una crescita della produzione da parte delle aziende cinesi potrebbe sembrare una possibile risposta alla carenza di offerta. Gli analisti ritengono, però, che il contributo della Cina avrà un impatto limitato durante il 2026 e il 2027.
L’aumento dei volumi non dovrebbe bastare, almeno nel breve periodo, a cambiare in modo significativo l’equilibrio del mercato. La domanda resta troppo elevata e la nuova capacità richiede tempo prima di produrre effetti visibili sui prezzi.
I primi risultati concreti potrebbero emergere soltanto nel corso del 2028. Fino a quel momento, la produzione aggiuntiva proveniente dalla Cina non appare sufficiente per ridurre la pressione esercitata dalla richiesta globale.
Questa valutazione ridimensiona le aspettative di un recupero rapido. Anche con nuovi produttori e maggiori quantità disponibili, il settore dovrà attraversare una fase di adattamento prima di raggiungere un rapporto più equilibrato tra disponibilità e domanda.
Un primo calo dei prezzi potrebbe arrivare nel 2028
Il 2028 rappresenta il primo possibile punto di svolta indicato dalle previsioni. Per quell’anno, gli analisti stimano una diminuzione dei prezzi compresa tra il 15% e il 20% su base annua. Il calo dovrebbe essere favorito da un aumento della capacità produttiva, capace di ridurre progressivamente la distanza tra domanda e offerta.
La flessione prevista non cancellerebbe automaticamente i forti aumenti accumulati negli anni precedenti. Segnalerebbe, però, l’avvio di una fase diversa, nella quale la disponibilità di memoria potrebbe iniziare a soddisfare meglio le richieste del mercato.
Il raggiungimento di un nuovo equilibrio dipenderà dalla velocità con cui i produttori riusciranno ad ampliare l’offerta. Nel frattempo, la domanda legata all’AI continuerà a rappresentare il fattore dominante, con effetti destinati a proseguire per tutto il 2027.
Lo scenario delineato resta quindi caratterizzato da prezzi elevati, forti incrementi trimestrali e una stabilizzazione ancora lontana. Per vedere un’inversione concreta sarà probabilmente necessario attendere il 2028, quando la maggiore capacità produttiva potrà finalmente iniziare a contenere i rincari.

