I cambiamenti climatici in corso pongono una seria minaccia per le regioni costiere a livello globale. L’innalzamento del livello degli oceani rappresenta un pericolo concreto anche per la penisola italiana, come evidenziato dalle simulazioni di inondazione elaborate da Climate Central.
Queste mappe sono state realizzate attraverso l’avanzato modello di elevazione CoastalDEM v2.1, che sfrutta l’intelligenza artificiale per integrare i dati sull’altitudine delle coste con le più recenti proiezioni scientifiche, desunte dal Sesto Rapporto di Valutazione (AR6) dell’IPCC.
Il risultato è uno strumento di previsione di grande accuratezza, capace di delineare con precisione gli scenari futuri che attendono le nostre comunità litoranee.
La tecnologia dietro le proiezioni
Il modello CoastalDEM v2.1 è il frutto di significativi investimenti recenti, di una nuova architettura di rete neurale e dell’impiego di set di dati di input più ampi e perfezionati. Questa versione aggiornata è in grado di prevedere correzioni su terreni con altitudini che variano da -10 a 120 metri, un intervallo notevolmente superiore rispetto al precedente modello, che si limitava a un range tra 1 e 20 metri.
Tale ampliamento consente una copertura molto più estesa delle zone costiere, offrendo una visione più completa dei rischi. Le mappe generate da questo sistema sono particolarmente utili per quantificare la vulnerabilità alle inondazioni in quelle aree del pianeta dove non sono disponibili rilevamenti ad alta precisione basati su tecnologia LiDAR aerea.
Per il territorio degli Stati Uniti, ad esempio, vengono utilizzati proprio i dati LiDAR forniti dalla NOAA.
Innalzamento di quasi quattro metri
Una ricerca condotta dalla University of New South Wales, i cui esiti sono stati pubblicati nel 2020 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha offerto una prospettiva allarmante. Lo studio ha indicato che un incremento di 2°C nella temperatura media degli oceani potrebbe innescare la fusione completa della calotta glaciale dell’Antartide occidentale.
Questo evento, pur sviluppandosi nell’arco di un millennio, determinerebbe un catastrofico aumento del livello medio del mare, stimato in 3,8 metri. È proprio in questo contesto che le mappe di Climate Central diventano uno strumento prezioso. Esse permettono di visualizzare le conseguenze concrete di un simile scenario sulle coste di tutto il globo, con un focus specifico sull’Italia.
Lo strumento interattivo consente di impostare manualmente diversi parametri, come l’anno di riferimento e l’aumento del livello marino, fornendo così un’anticipazione chiara dei territori a rischio.
Le aree italiane più vulnerabili

Impostando una simulazione basata su un innalzamento di 3,8 metri sopra l’attuale linea di alta marea, emerge un quadro preoccupante per il nostro Paese. A subire le conseguenze più gravi sarebbe il settore nord-orientale. Uno scenario fosco vedrebbe l’intera linea costiera, estesa da Monfalcone fino a Rimini, venire inghiottita dalle acque.
Un destino analogo attenderebbe centri urbani di grande valore storico e culturale come Venezia, oltre a città quali Rovigo, Ravenna e tutto il litorale romagnolo. Le acque penetrerebbero profondamente nell’entroterra, sommergendo ampie porzioni della Pianura Padana e arrivando a lambire le periferie di Ferrara e Padova.
Anche il versante tirrenico non sarebbe risparmiato: rischierebbero di finire sott’acqua località come Piombino, Grosseto, Orbetello e, nel Lazio, Fiumicino, Ostia e Terracina. Situazioni di pericolo si manifesterebbero pure in Campania, sulla costa tra Mondragone e Pozzuoli e nel tratto che unisce Salerno a Paestum.
In Sicilia, le zone più esposte sarebbero la provincia di Trapani, la punta meridionale dell’isola e il litorale catanese. Infine, risalendo lo Ionio e l’Adriatico, la simulazione mostra la scomparsa delle coste a nord di Crotone, tra Sibari e Taranto, vicino a Lecce, tra Manfredonia e Barletta, tra Termoli e Peschici e nel tratto abruzzese e marchigiano compreso tra Pescara e Grottammare.

