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Finestra smart: la soluzione di Blue Device punta sulle nanoparticelle

Solar Smart Window

Una finestra capace di gestire luce e calore senza collegamenti elettrici, senza alimentazione esterna e con interventi ridotti al minimo potrebbe cambiare la progettazione degli edifici. Su questa idea si basa la Nanoparticle Solar Smart Window della startup sudcoreana Blue Device, fondata da docenti legati alla Korea Advanced Institute of Science & Technology.

Il progetto è stato riconosciuto come CES 2026 Innovation Awards Honoree nella categoria Sustainability & Energy Transition, durante il CES 2026.

Perché le smart window faticano ancora a diffondersi

Negli ultimi anni le finestre intelligenti sono state spesso presentate come un tassello importante per contenere i consumi, soprattutto nelle costruzioni con grandi superfici vetrate. Eppure, l’adozione su larga scala non è arrivata: i costi rimangono alti e l’installazione, in molti casi, richiede opere invasive per far passare i cavi dentro muri e telai.

In più, una parte delle tecnologie più diffuse, come vetri elettrocromici o soluzioni con cristalli liquidi, tende a dipendere da un’alimentazione costante. A questo si somma l’uso di film e strati funzionali che, col tempo, possono perdere efficacia e portare a spese operative più alte, tra sostituzioni e gestione.

Un sistema autonomo basato su nanoparticelle e luce disponibile

La proposta di Blue Device punta su un’architettura diversa: all’interno del vetro viene integrato un liquido proprietario a base di nanoparticelle, pensato per rendere la finestra un sistema autosufficiente. L’energia necessaria al funzionamento arriva da piccoli pannelli solari integrati e anche dalla luce ambientale presente all’interno degli spazi.

In pratica, la finestra può continuare a lavorare anche quando l’irraggiamento diretto è limitato, ad esempio con cielo coperto, durante l’inverno o in aree urbane molto compatte dove l’ombra tra edifici riduce la radiazione solare disponibile. L’obiettivo dichiarato è eliminare la dipendenza da un’alimentazione esterna e, di conseguenza, semplificare l’installazione.

Durata, costi e ricadute sull’energia degli edifici

Un punto centrale riguarda la resistenza nel tempo. Invece di affidarsi a rivestimenti applicati dopo la produzione, il materiale è progettato per conservare le proprie caratteristiche lungo l’intero ciclo di vita del vetro, evitando sostituzioni periodiche. Blue Device indica una riduzione dei costi iniziali di oltre il 50% rispetto alle soluzioni tradizionali, con un taglio anche delle emissioni indirette legate a interventi e manutenzione.

Sul fronte dei consumi, l’azienda stima che l’adozione delle proprie finestre possa ridurre il fabbisogno energetico complessivo degli edifici fino al 40%, grazie a una gestione più efficace della trasmissione di calore. Non è un dettaglio: le superfici vetrate sono spesso tra i principali punti di dispersione e costringono impianti di riscaldamento e climatizzazione a lavorare di più.

L’assenza di cablaggi rende infine la soluzione adatta sia a uffici e grattacieli di nuova costruzione, sia a edifici già esistenti e contesti off-grid, dove portare elettricità può diventare costoso o complicato. In questo scenario, l’installazione più rapida e meno invasiva potrebbe favorire una diffusione più ampia.

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