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Artemis 2, guasto a Orion: la Nasa rinvia il test

Orion
Credit: NASA/Kim Shiflett

Il percorso verso la missione Artemis 2, il primo volo con astronauti del programma lunare della Nasa, incontra un nuovo ostacolo. Un problema al portello della capsula Orion, che ne impediva la corretta chiusura, ha costretto l’agenzia spaziale statunitense a rinviare il test di addestramento previsto per l’equipaggio. Si tratta di una tappa chiave in vista del volo che dovrà portare quattro astronauti in orbita intorno alla Luna entro aprile 2026.

Secondo quanto riferito dalla Nasa al sito specializzato Spaceflight Now, la scelta è stata quella di non forzare i tempi, intervenendo prima sul problema e poi riorganizzando l’intera prova generale per una nuova data, indicata per il momento nel mese di dicembre.

Il problema al portello della capsula Orion

Il rinvio nasce da un difetto individuato nel portello di Orion, componente essenziale per garantire la sicurezza dell’equipaggio nelle fasi di chiusura della navetta. Il portello non si chiudeva come previsto e questo è bastato per far scattare la sospensione del test: qualsiasi anomalia su un elemento così sensibile viene trattata con la massima prudenza, soprattutto in un programma che ha come obiettivo il ritorno dell’uomo in orbita lunare.

La riparazione del portello è già stata eseguita dai tecnici, che hanno riportato la capsula in condizioni operative. Nonostante questo, la Nasa ha scelto di non riprendere immediatamente il test, preferendo incastrare questa prova generale all’interno di una sequenza più ampia di attività di manutenzione e verifiche sul veicolo.

Una prova generale per quattro astronauti

Il test rinviato è una sorta di “giorno del lancio in anticipo”. L’equipaggio di Artemis 2, guidato dal comandante Reid Wiseman, avrebbe dovuto salire a bordo della capsula Orion seguendo ogni passaggio previsto nella cronologia reale del decollo: arrivo alla rampa, controlli preliminari, ingressi in cabina, chiusura del portello, comunicazioni con il controllo missione.

Nel programma rientra anche un addestramento molto delicato: l’evacuazione di emergenza, simulata come se ci fosse un problema improvviso poco prima del lancio. L’idea è quella di abituare astronauti e squadra di supporto a reagire con prontezza a scenari inattesi, in modo che ogni gesto diventi automatico e coordinato.

Esercizi di questo tipo non sono una novità: test analoghi venivano eseguiti ai tempi del programma Apollo e durante l’era dello Shuttle, e continuano ancora oggi per gli equipaggi che volano con la Crew Dragon di SpaceX. Artemis 2 si inserisce in questa tradizione, con procedure modernizzate ma con la stessa logica di fondo: ridurre i rischi prima che il razzo lasci davvero il suolo.

Dal Vehicle Assembly Building alla rampa di lancio

A differenza di molti test storici, che si svolgevano con il veicolo già posizionato sulla rampa, per Artemis 2 la prova è organizzata all’interno del Vehicle Assembly Building del Kennedy Space Center. Qui la capsula Orion è montata sulla cima del grande razzo Space Launch System (SLS), ancora al riparo all’interno dell’edificio di assemblaggio.

Il fatto che il test si svolga in questa fase, con il veicolo non ancora trasferito sulla piattaforma di lancio, permette di intervenire più facilmente su eventuali problemi tecnici, come quello del portello. Dopo la riparazione, la Nasa ha comunicato la decisione di dedicare il tempo disponibile ad altre attività di manutenzione e di controllo, rimandando la prova generale a una nuova finestra in dicembre, con una data che non è stata ancora resa pubblica.

Questa scelta rientra nella logica di un programma complesso, in cui i margini temporali vengono continuamente aggiustati in base a ciò che emerge dalle verifiche tecniche.

Le prossime tappe verso il decollo

Il test rinviato è uno degli ultimi passi da completare prima dello spostamento dell’intero lanciatore verso la rampa. Una volta che il razzo SLS e la capsula Orion saranno in posizione all’esterno, inizierà una serie di controlli ancora più serrati, stimati in circa 18 giorni di lavoro.

Tra le operazioni più delicate c’è il cosiddetto “Wet Dress Rehearsal”, una prova piena di significato per l’intero programma. In questa fase vengono caricati nei serbatoi del razzo oltre 2,6 milioni di litri di ossigeno e idrogeno liquidi, portando il veicolo nelle stesse condizioni criogeniche del giorno del lancio. I motori vengono portati alla soglia dell’accensione, mentre il conto alla rovescia scorre fino a pochi secondi dal decollo, per poi essere interrotto intenzionalmente.

Questo tipo di esercizio serve a verificare che tutti i sistemi – dal rifornimento alla gestione della pressione nei serbatoi, fino ai computer di bordo e alle procedure a terra – rispondano come previsto quando sono sottoposti alle stesse sollecitazioni di una partenza reale.

Ogni rinvio come quello legato al portello di Orion comporta una riorganizzazione del calendario, ma al tempo stesso contribuisce a rafforzare la sicurezza del volo. Per una missione che dovrà riportare un equipaggio umano nei pressi della Luna, la Nasa sembra intenzionata a prendersi tutto il tempo necessario, privilegiando controlli e verifiche rispetto alla corsa alla data di lancio.

Artemis 2, con il suo volo attorno al nostro satellite naturale, rappresenta il passo intermedio tra il test senza equipaggio di Artemis 1 e le future missioni con allunaggio, e ogni dettaglio viene trattato come parte di un percorso che guarda a lungo termine.

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